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Stefano Bini racconta la nuova stagione de L’Italia più bella che c’è: “Una bella soddisfazione, ma anche un lavoro certosino”

Stefano Bini torna a parlare de L’Italia più bella che c’è, il progetto ripartito in esclusiva su La7.it. In una nuova intervista, il conduttore ha tracciato un bilancio della prima stagione e ha raccontato anche cosa significa preparare un programma che, come ha spiegato, richiede grande organizzazione e un lavoro molto accurato dietro le quinte.

Una prima edizione andata oltre le aspettative

Bini ha definito la prima edizione del programma un vero esperimento per il gruppo La7, voluto con decisione insieme a Urbano Cairo, e ha sottolineato come il risultato sia stato molto positivo. Da lì è arrivato il via libera alla seconda stagione per La7.it, arricchita anche da due special in seconda serata su La7, il 9 e il 16 agosto. Per lui, ha spiegato, si tratta di una soddisfazione importante, condivisa con il team del broadcaster e con la sua squadra di lavoro.

Dietro ogni puntata un lavoro lungo e preciso

Parlando della produzione, Stefano Bini ha spiegato che il branded content in Italia non è ancora pienamente sviluppato e che il format nasce da un percorso già sperimentato in passato tra Warner Bros, Discovery, Rai e ora La7. Per arrivare in onda in estate, il lavoro parte già dall’autunno precedente.

Il conduttore ha raccontato anche la complessità del progetto: lui segue risorse, scrittura e conduzione, in coordinamento con la squadra e con il broadcaster. Il programma, ha detto, è realizzato da poche persone che lavorano con grande attenzione alla qualità, tra sveglie all’alba, giornate lunghissime, caldo estivo e tempi da rispettare con precisione.

Le tappe della seconda edizione

La nuova stagione prevede nove puntate e diverse destinazioni particolari. Si parte domenica 12 luglio con Grosseto e Castiglione della Pescaia, poi spazio a Siena e San Casciano, Manciano, ai Sentieri del Gran Sasso, a un episodio interamente dedicato a Siena, quindi ai Porti di Roma con Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta. A seguire ci saranno Trieste, Jesolo ed Eraclea, per chiudere con Lucca.

Tra tutte le tappe, Bini ha indicato come la più sorprendente quella dedicata ai Porti di Roma, perché li immaginava solo come realtà mercantili, mentre si è trovato davanti a storie, tradizioni e anche innovazione.

Fuori programma e momenti dietro le quinte

Nel racconto non sono mancati alcuni episodi divertenti avvenuti durante le riprese. Tra i più comuni, ha citato i percorsi sbagliati del navigatore, i paesi con vicoli troppo stretti per le vetture della produzione e le accoglienze generose dei residenti, tra crostate, vino e olio offerti alla troupe.

Un aneddoto particolare riguarda invece la puntata de L’Aquila, con Raffaello Fico, responsabile dell’USRC: essendo amici, ma dovendo mantenere un tono istituzionale davanti alla telecamera, le risate sono state inevitabili. Per registrare quattro minuti di intervista, ha raccontato Bini, è servita oltre un’ora.

I luoghi che vorrebbe raccontare in futuro

Alla domanda su quali città porterebbe nel programma, Stefano Bini ha spiegato che l’Italia è ancora tutta da scoprire e che ci sono molte realtà che vorrebbe raccontare. Due, in particolare, gli sono rimaste in mente: Vietri e Cetara, in provincia di Salerno. L’accordo per inserirle nella trasmissione non è andato in porto, ma il progetto potrebbe tornare in futuro.

Il legame con il giornalismo e il futuro

Bini ha infine ammesso di sentire la mancanza del giornalismo televisivo, ruolo in cui avrebbe voglia di esprimersi ancora di più anche su tv, palinsesti, social e politica. Oggi, però, preferisce restare un passo indietro, consapevole della delicatezza del settore. In ogni caso, ha chiarito che il suo percorso resta legato alla comunicazione, e non esclude in futuro di lavorare anche in una grande azienda, se sarà quello che il destino vorrà.